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Costumi tipici della Provincia di Vibo Valentia

Costume maschile di Pizzo
E’ questo un "Uomo del Paese del Pizzo, e con la sua Figura da dietro. Coppola in testa turchina, sarica [cioè giacca] di color nero, camisola, e calzone di color turchino, stivaletti di color nero con rivolti gialli con lavori neri.

Costume femminile di Parghelia
Nelle due immagini è raffigurato il costume tradizionale femminile di Parghelia. La parte anteriore del costume è vivacizzata da un grembiule giallo stretto in vita da un fiocco, che è rosso come il resto delle fettucce e legacci, e bordato all’estremità inferiore da strisce rosse e verdi; una camicia dal collo ricamato si affaccia dall’ampio scollo circolare della gonna, che è lunga a scendere dalle spalle dove è fermata da fiocchetti rossi alle maniche applicate sopra la camicia, ed è chiusa da laccetti sul dietro; la tovaglia rossa in capo è più corta del normale e completa l’abbigliamento.


Costume femminile di Zaccanopoli
L’abito della donna non presenta elementi singolari, a parte la sopragonna raccolta in vita per mostrare la gonna blu con le fasce terminali multicolori. Le maniche come al solito sono staccate dal corpetto lasciando vedere la decorazione blu della camicia di lino bianco, che presenta bei ricami sul collo; il corpetto è fermato sul davanti da laccetti che permettono di ammirare la camicia.

Costume maschile di Zaccanopoli
Mancano purtroppo le indicazioni circa gli elementi del vestito e i loro colori, per cui l’attribuzione è da prendere con cautela. A parte il bastone che può far pensare a un pastore, e sappiamo che Zaccanopoli era il paese del cacio pecorino, molto interessante è la bella bisaccia che l’individuo porta ostentatamente a tracolla. Non si tratta della viertula che si poneva sul dorso della cavalcatura e che conteneva fra l’altro anche il mangiare quotidiano, questa era usata dai chiappareri, raccoglitori e venditori di capperi, dai sementari, selezionatori di sementi, e dai brindulisari, i quali raccoglievano una pianta medicamentosa chiamata brindulisa caratteristica dei terreni tufacei di Zaccanopoli e della vicina Fitili per trasportarla in luoghi anche lontani.



Costumi tipici della Provincia di Reggio Calabria

Grande importanza assume nel contesto tradizionale calabrese il costume, che si ispira al fenomeno sociale del brigantaggio nel mediterraneo. Infatti si manifesta già nel lontano 1600 quando con la pace di Chateaux-Cambresis, avvenuta nel 1559, era stata assegnata alla Spagna la maggior parte del territorio italiano, aggravando così la situazione economica, già precaria per carestie e pesti. Non a caso abbiamo ripreso questo momento storico in quanto a San Salvatore esiste una chiesetta edificata intorno al 1600. Secondo alcune storie raccontate dagli abitanti del luogo, a metà strada fra il romanzesco e la leggenda, la chiesetta fu edificata da una banda di briganti, chiaramente non per pura devozione, bensì per godere dei privilegi del "diritto di asilo" in quanto ai gendarmi era vietato l'accesso. Inoltre si narra che una lunga galleria collegasse la chiesa ad una torre al di là del torrente, consentendo al brigante di fuggire inosservato.

Costumi tipici della provincia di Catanzaro

La Pacchiana
La "Pacchiana" è il costume tipico dell'area, se ne hanno tracce dell'uso in atti notarili fin dal Seicento. Oggi, nella sua versione più diffusa ancora in uso, più facile trovare "modelle" nei comuni di: Tiriolo, Marcellinara, Settingiano.
Il costume è composto da "suttana" (sottoveste bianca), "pannu" (sopravveste rossa), "jippune" (corpetto a mezze maniche), "rìcciu" (colletto arricciato), "dubriettu" (gonna blu scuro raccolta posteriormente), "mantìsìnu" (grembiule), "maniche" (manicotti di seta) e il pregiatissimo "vancale", uno scialle dalla trama caratteristica intessuta al telaio.

Costume femminile Nocera Terinese

La Pacchiana è il costume tradizionale usato in passato dalle donne Noceresi. Oramai sono pochissime le donne che lo indossano. La Pacchiana è formato da un corpetto detto “curseu”, coperto da una camicetta che viene chiamata “spenseru”; da una sopraveste (a gunneddra) che è annodata dietro a forma di coda, da una sottoveste di panno che è rosso per le sposate, nero per le vedove, marrone per le nubili; un modo originale per far conoscere la propria situazione personale. Infine, annodato alla vita c’è un grembiule nero, detto “mantisino”.-



Costumi tipici della Provincia di Cosenza

Il Costume Folklorico/ Arbereshe
Realizzato in ricchi tessuti, rasi e sete dai colori vivacissimi, ricamati e laminati in oro e argento, è considerato tra i più belli delle raccolte internazionali soprattutto per la sua varietà. Questi costumi sopravvivono grazie a poche donne anziane, che ancora oggi li indossano in occasione di feste patronali e raduni folkloristici .
Il costume è da considerarsi come una delle tradizioni più preziose tramandataci dai nostri avi e sopravvissute nel tempo.
Il primo costume si indossava verso i 13-14 anni ed erano le donne anziane che vestivano le più giovani. Ogni donna albanese fino a poche decine di anni addietro portava dalla culla alla tomba il proprio costume, ne aveva uno per i giorni feriali e uno di gala per le grandi ricorrenze. Si distinguono a seconda delle situazioni in: Costume Giornaliero ,Costume di mezza festa, Costume di Lutto.

Il Costume Di Gala/ Arbereshe
Il costume di gala si compone di una lunga gonna di seta pura di colore rosso amaranto o azzurro, con il lembo bordato di un gallone dorato, detta Sutanë razi nella zona della Presila arbëreshe e Kamizolla razi nella zona del Pollino,a fitte pieghe nella parte posteriore. Dalle due estremità partono due lacci di seta che si legano dietro la schiena, tenuta da due bretelle dello stesso tessuto della gonna bordate da passamanerie larghe 5 cm. che scendono sulle spalle e fino alla cintura dove la parte esterna ha un'asola che favorisce il passaggio di nastri di seta, è abbellita da una cintura blu larga un palmo che si lega al centro,le cui estremità scendono fino sotto le ginocchia. Gli esemplari più antichi recano dei rami dorati stampati,per lo più raffiguranti fiori e uccelli, mentre in seguito è subentrata la consuetudine di ricamare la gonna con fili d'oro.
La Coha una seconda gonna dello stesso tessuto della kamizolla e di foggia simile ad essa, elemento caratteristico della veste nuziale e segno distintivo delle donne sposate, va indossata sopra la kamizolla e rialzata sul davanti. E’ di un intenso colore blu bordata nella parte inferiore da un gallone d'oro come la kamizolla ha due bretelle,ma mentre nella kamizolla sono dello stesso raso della gonna bordata di gallone, nella coha sono di nastro rosso.
Linja - il camicione ha le maniche lunghe fino al polso ed è lungo fin sotto le ginocchia, il camicione è bordato da un merletto murleti ed è cucito a ferro di cavallo, sta rigido perchè viene inamidato.Due sottogonne il sutanjeli i vogël più corto e il sutanjeli bardhë bianco bordato di pizzo che si indossavano sopra la linja ,e che se indossate da una donna maritata recavano un rafforzamento intorno alla vita koçani messit .
Petini: un quadrato di raso o di altra stoffa pregiata recante spesso ricami in oro che ha la funzione di coprire il petto e che viene incrociato all'altezza del busto e fermato da una spilla di oro a volte era sostituita dalla Skola di raso bianca.
Skola: Il merletto sta rigido perchè viene inamidato, sul merletto si mette la cravatta ricamata con fiori d'oro con rami, pallini, è larga circa tre dita.
Xhipuni: una specie di bolerino di seta laminata in oro interamente gallonato in oro sul retro, all'orlo e ai bordi delle maniche che spesso sono ricamate in oro il colore è vario va dai toni di azzurro al violetto e al nero. Il giubbetto è lungo fino alla cintura della coha e copre le spalle e la schiena.
Sutaneli: Sottogonna una camicia di lino che scende fino ai piedi, aperto nella parte superiore con l'orlo adorno di mussolino.
Mësalla : specie di mantellina che copre braccia e spalle rossa d'inverno e bianca d'estate.
Vandilja: grembiule posto attorno alla vita ha la stessa lunghezza della coha è a puntini o disegnata a piacere della donna a volte cambia alcuni la fanno di seta altri di cotone.
Pani: scialle di lunghezza il doppio della larghezza. I colori sono tanti nero, rosso, melograno. Ai lati dello scialle è cucito un bordo largo tre o quattro dita, la donna lo indossa con la coha rossa. Tuqili - il pettino di seta : è lungo quasi un palmo ricamato lo indossano sotto il seno e lo puntano con due spille d'oro o d'argento sotto le punte del merletto della linja.
Vandera :Piccolo quadrato di cotone attorno alla vita.
Piterja : Si foderava la camicia fino in vita.
Sqepi : Velo bianco avvolto sul capo e sulle spalle è ricamato a fiori con fili d'oro e d'argento. Skamandili : fazzoletto a tre punte con o senza bordo laterale di diversi colori di seta o lino
Keza - il diadema : è ricamato con fili d'oro e d'argento. La donna lo intreccia sul capo e lo fissa con nastri di seta e velluto.
Susti - Pendente : lo portano le donne intorno al collo legato alla nuca è in velluto nero largo un dito.
Birloku - monile : pendaglio d'oro appeso ad un nastro di velluto nero.
Kanaka - collana:, le ragazze portano al collo lunghe catenine d'oro.
Spingulat - spille d'oro o d'argento.
Riqinët -gli orecchini.



Costume di Mezzafesta
È composto degli stessi pezzi del costume di gala ,ma differisce per la qualità dei tessuti e per il minor numero di ricami di oro. In esso troviamo la linja, il sutanjeli, il pitini la skola, la gonna invece è in seta grezza kamizolla me strishat decorata nel bordo inferiore con due strisce di raso verde la versione più antica o da una sola larga striscia.
Questa sottana che nella foggia assomiglia molto a quella del costume di gala a Civita è chiamata kamizolla me talunë. Sempre a Civita in passato era presente una gonna di mezza festa bordata da una trina di fili d'oro intrecciata kamizolla me trenin , che veniva indossata in occasione del matrimonio civile. Il colore della gonna di mezzafesta è rosso in tutte le sue gradazioni, sopra la gonna veniva posto un grembiule pure di seta vandisini
L'abbigliamento di mezza festa era completato da xhipuni kastori un bolerino di lana pettinata di colore nero decorato da galloni di oro lungo l'intero orlo sul retro e ai bordi della maniche,il pani è un panno di lana rossa bordata da una striscia di raso verde.

Costume Giornaliero
Oggi il costume giornaliero viene indossato da pochissime donne anziane, solo in alcune comunità, nella nostra non si indossa ormai più da una decina d'anni. Era consuetudine per la donna arbëreshe indossare il costume giornaliero per dedicarsi ai lavori di tutti i giorni. Il costume giornaliero era composto da una gonna Coha pir nga ditë simile alle altre fatta di materiali meno pregiati come lana d'inverno, e cotone d'estate, anche se le donne più ricche la confezionavano di raso. I colori erano marrone e nero. Di solito linja era più semplice coperta sul petto dal llenxë, un quadrato di stoffa scura per non farlo sporcare .Sopra la gonna c'era vandisini il tutto completato da xhipuni di colore nero con i polsi decorati da una stoffa di contrasto. Anche l'abbigliamento delle donne nubili era lo stesso,anche se qualche volta indossavano un bolerino dai colori vivaci. Non si può dire con certezza se questo tipo di abbigliamento è peculiare delle donne albanofone perché è riscontrabile anche presso le comunità calabresi in forma quasi identica.

Costume di lutto
Era caratterizzato dalla gonna Coha e zëzë e dal bolerino Xhipuni di colore nero e da una striscia dello stesso colore sulla linja, una camicia lunga, una gonna azzurra Coha e Kaltër con nastri e cinte larghe. Kallcietë calze bianche confezionate con fili di seta o lana. Alcune donne anziane ricordano che in passato le donne di nobile famiglia indossavano in occasione di lutti una gonna damascata di colore verde.

Costume Maschile
Il costume maschile ebbe vita breve, perché l' albanese venuto in Italia, smise di indossare quello tradizionale, per indossare quello dei montanari meridionali, perché le attività che intraprese in terra italiana necessitavano di abiti più pratici. Naturalmente il costume varia da zona a zona.
Plezit, gli antichi guerrieri di Skanderbeg, indossavano calzoni aderenti al corpo, Tirq e Pan giubba e mantellina di colore nero o rosso.
Kalore i cavalieri al contrario dei guerrieri, indossavano attillati calzoni di lana bianca, velati di nero con giubba di lana nera e un mantellino nero senza maniche, tutto orlato a frange e galloni, detto Gune.
Kësulle: calotta di lana bianca come copricapo.
Carihe: calzature basse di cuoio strette ai piedi da legacci con la punta rialzata.
Rripe: legacci.




Costume tradizionale di Plataci
Il costume di gala di Plataci è cucito in strisce di raso ricamato. Gli accessori, le rifiniture, i ricami ed i merletti ne evidenziano la sobrietà. Il corpetto è blu e la gonna rossa bordata in ricami verdi.
Il vestito tradizionale delle donne di San Giovanni in Fiore
E’ costituito da un copricapo di lino bianco (ritùortu), da cui prende il nome l’intero costume. Il copricapo è velato di nero (mânnarella) nei periodi di lutto. La giacca (curpiettu) corta e di stoffa nera, spesso in velluto con larghe maniche corte sino al gomito, ricopre la camicia (cammisa). La scollatura, molto profonda, è ornata da una forma peculiare di ricamo ('ncullerata), che reca un bordo di pizzo lavorato al tombolo. La gonna nera pieghettata (gunnella) è di cotone o flanella a seconda della stagione, e sopra la gonna un grembiule nero (sinaðettu) di stoffa più o meno pregiata, orlata da un merletto. Completano l’abbigliamento la particolare acconciatura dei capelli ed i gioielli.La pettinatura è caratterizzata da piccole trecce ritorte ai lati delle tempie (nùrura) che pendono davanti alle orecchie; dietro, sulla nuca, due crocchie (jette)


Costumi tipici Calabresi

Il costume indossato dalle donne costituiva un capitale di famiglia. Era opera di esperti maestri artigiani e potevano permetterselo soltanto categorie di persone danarose. Costava un occhio: per la stoffa, sempre di alta qualità, i ricami, i pizzi, le pietre preziose, i merletti, le trapuntature in oro o in argento. Acquistarlo equivaleva ad un investimento e madri e figlie se lo tramandavano di generazione in generazione. Le variazioni di foggia, in Calabria, si riscontrano soltanto nel costume femminile. Quello maschile è pressochè uguale e le differenze consistono nel colore, nero o blu scuro; nei tipi di stoffa, lana o cotone ; e di cappello: a cono o morbido, il primo, ornato di nastrini multicolore, divenuto una specie di "distintivo politico" come stabilì un decreto austriaco del 1848, e quindi di brigantaggio. Cambia, invece, da zona a zona il costume femminile. In provincia di Reggio troviamo una gonna ed un corsetto di pesante cotonina blu sopra una camicia bianca. In quella di Catanzaro primeggia il panno rosso rettangolare indossato sopra la gonna a piegoline. Nel cosentino sono preferiti la seta ed il raso con boleri ricamati in oro e bordati con merletti, due gonne sovrapposte e spesso imbottite ai fianchi. Il costume era destinato in prevalenza alle donne sposate, tuttavia la pettinatura o il velo portati in determinati modi, e i bracciali, gli anelli, i nastri indicavano lo stato civile di chi se ne adornava. Nel cosentino le sue fogge hanno subito l'influenza dei monasteri e quella delle donne valdesi rifugiatesi in Calabria dalle Valle d'Aosta per sottrarsi alle persecuzioni.

Costume femminile
• Juppuni (Giacca) in velluto nero con ricami di raso
•Spinziri O Corpettu (Gilet) anteriormente in velluto nero ornato di passamaneria e chiuso da un nastrino dorato, posteriormente in raso colorato secondo la tonalità del grembiule.
•Cammiscia (Camicia) in cotone bianco arricchita da pizzi e ricami
•Faddha (Gonna) in canapone di vario colore (generalmente nero per le vedove, tonalità scure per le donne sposate, colori pastello per le ragazzine) arricchita con ricami floreali sul fondo, lunga fino ai piedi.
•Faddhetta (Sottogonna) in cotone bianco
•Vantali (Grembiule) in tinta con il retro del Gilet, in raso, plissettato sul fondo
•Sciallu (Scialle) in raso decorato con motivi floreali e frange di seta lavorate ad uncinetto
•Muccaturi (Foular)
•Tuvagghia (Tovaglia o Copricapo)
•Cazetti (Calze) bianchi in filo
•Scarpi (Scarpe) nere

Il Costume Maschile
•Birritta A La Longa O A La Tunda (Capello) il primo di velluto nero con giambo di lana rossa nella parte finale , il secondo di velluto;
•Bunaca (Giacca) prende il nome dalle tasche posteriori forgiate a modo di tascapane, di velluto nero;
•Mbustu (Gilet) di velluto nero;
•Faddheddha (Camicia) sorta di camicia lunga sino al ginocchio di colore bianco con ristagna
•Pantaloni (Pantalone) di velluto nero lunghi fino al ginocchio qui ornati con giambi di lana rossa
•Cazunetti O Mutantuni (Mutantoni) di lino bianco
•Cazettuni Senza Pedalina (Calze) di lana senza plantare
•Calandreddhi (Scarpe) in pelle di capretto allacciata di sotto il ginocchio mediante striscie di cuoio annodate , dette stringhe
•Muffu O Camuffu (Fazzoletto) di raso rosso annodato al collo


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