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Parchi e Siti Archeologici in Calabria

La Calabria, terra ricca e fiorente, è sempre stata oggetto di conquiste. Ma è con la venuta dei coloni Greci che la regione raggiunge il suo massimo splendore. Locri, Crotone, Sibari erano solamente alcune delle più importante e soprattutto potenti colonie della Magna Grecia. Su quegli stessi siti, più tardi, furono i Romani ad edificare le proprie colonie. Ad oggi, delle diverse dominazioni, restano numerosi testimonianze raccolte nei diversi parchi e siti archeologici, nei musei ma soprattutto nella cultura e nella tradizione calabrese.


Monasterace Sito Archeologico Caulonia

CENNI STORICI
L'antico nome di Caulonia era Castrum Vetus. La città sorgeva in posizione panoramica lungo la vallata del fiume Allaro. Insieme con Gerace e Stilo, costituisce uno dei centri storici più suggestivi della Calabria Ionica. L'antica Caulonia è stata identificata nell'area compresa tra Punta Stilo e Monasterace Marina, dove nel 1890 l'architetto Paolo Orsi ha rinvenuto i resti di un grande tempio dorico del V secolo a. C. forse dedicato ad Apollo Katharsios.

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI
Fuori dal circuito murario, 200 m a sud-ovest, sorgeva il santuario della Passoliera, di cui Paolo Orsi rinvenne solo alcune terrecotte architettoniche, pertinenti a diverse fasi, comprese tra la fine del VI e la metà del V a.C. (ora al Museo di Reggio Calabria); da quest'area provengono anche alcuni frammenti ceramici, della fine dell'VIII a.C., che confermano l'ipotesi di una cronologia alta per le origini della città. Anche del tempio individuato sulla collina del Faro, d'età arcaica, non rimangono che poche tracce della copertura. Molto più consistenti sono invece i resti di un grande tempio dorico (ca. 450 a.C.), periptero in antis (6 x 14 colonne), il cui basamento in arenaria è ben visibile ancora oggi sulla spiaggia (41,20 x 18,20 m); l'edificio era provvisto di una cella con pronao, opistodomo e scale d'accesso al tetto; la copertura era di tegole in marmo di Paros, isola greca dell'Egeo; intorno vi sono tracce di una gradinata, degli altari e del muro del temenos. Delle mura, provviste di torri a base rettangolare e porte, sono visibili ampi settori relativi a quattro fasi distinte: VII-VI, fine VI, V e IV-III a.C. Sono noti inoltre resti dell'abitato (IV-III a.C.), che aveva un impianto ortogonale con le plateiai disposte parallelamente alla costa. Tra le abitazioni si segnala la "Casa del Drago", indagata dal De Franciscis nel 1960, così detta per il mosaico policromo figurato con mostro marino che ne decorava un ambiente. Ricordiamo infine che nel 1982, sul fondo del mare antistante, sono stati avvistati alcuni rocchi di colonne, relativi forse ad un momento di spoliazione. Nei dintorni, in contrada Fontanelle, vi sono gli avanzi di una villa romana (I a.C.-IV d.C.); a 8 km ad ovest, in contrada Jeritano di Camini, è stata trovata una tomba, il cui ricco corredo è custodito al Museo di Reggio Calabria, dove si conservano anche le testimonianze più significative dell'antica Kaulonia. Presso il Museo Archeologico di Crotone sono esposti alcuni frammenti di terre cotte architettoniche del tempio della Passoliera, arule fittili, un modello fittile di tempio e frammenti di pithoi.


Lamezia Terme Sito Archeologico Terina

CENNI STORICI
Nel comune di Lamezia Terme, in una zona molto panoramica, si trova il sito archeologico dell'antica Terina, il cui centro urbano è stato individuato nell'area di Sant'Eufemia Vetere. Fondata da Crotone nel 500 a. C. e distrutta da Annibale alla fine della II guerra punica, la città rappresentò per i Crotoniati l'opportunità ideale per aprirsi uno sbocco sul Tirreno. Le informazioni più antiche sulla città sono legate al mito della sirena Ligea, che compare sulle monete coniate da Terina e ritenute dei veri e propri capolavori di conio. Sul rovescio di tali monete è raffigurata una fanciulla alata mentre riempie di acqua un vaso (l'hydria) ad una sorgente che sgorga da una testa di leone, simbolo nell'iconografia antica di una fonte sacra.

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI
Chiave per l'identificazione del territorio di Terina con quello di Lamezia Terme è una lamina in bronzo iscritta della seconda metà del IV secolo a.C. recuperata da Paolo Orsi nel 1914. Il più considerevole ritrovamento proveniente dal sito di S. Eufemia Vetere è il cosiddetto "Tesoro di S. Eufemia" custodito nel British Museum di Londra. Un altro reperto importante è l'hydria a figure rosse di Cerzeto. Sul vaso è raffigurata una signora terinea seduta e intenta a specchiarsi mentre le sue serve l'aiutano a vestirsi e le porgono dei gioielli. Vicino al sito archeologico è possibile visitare i ruderi dell'Abbazia Benedettina, fatta edificare da Roberto il Guiscardo nel 1062 e distrutta dal terremoto del 1638. L'Abbazia fu poi ricostruita a qualche chilometro di distanza, precisamente sulla collinetta dove sorge il villaggio agricolo di Sant'Eufemia Vetere. Oggi si conserva ancora la chiesa che, pur essendo stata modificata di recente, presenta sul piazzale antistante due colonne di marmo dell'antica Abbazia. All'interno, sulla parete meridionale destra, si conserva una lastra di marmo con epigrafe in latino, racchiudente le ossa di Sant'Eufemia e di altri Santi e due campane istoriate del1655 e 1668. Sulla porta è visibile lo stemma del Gattinara uguale a quello del Bastione di Malta situato nelle vicinanze dell'Abbazia.



Vibo Valentia Sito Archeologico Hipponion

CENNI STORICI
Con la fondazione di Hipponion, avvenuta nella seconda metà del VII a.C., Locri si assicurò il controllo della fascia centro-meridionale della Calabria tirrenica. Nello stesso luogo esisteva un precedente centro indigeno, Veipo, di cui si è rinvenuta la necropoli. Nel 422 a.C., la città, controllata da Gelone di Siracusa, sconfisse poi la stessa Locri. Dopo aver fatto parte della Lega italiota contro Siracusani e Lucani, nel 389 a.C. fu occupata e in parte distrutta da Dionisio che la restituì a Locri, deportandone gli abitanti a Siracusa. Tra il 383 e il 378 a.C. i Cartaginesi e la Lega italiota liberarono la città, restituendola agli abitanti e promuovendone la ricostruzione. A partire dal 356 a.C. il centro cadde sotto il controllo dei Brettii. Nel 192 a.C. diventò Municipio romano, con il nome di Valentia. Con i Bizantini assunse un ruolo strategico per il controllo della regione. Distrutta dai Saraceni, venne poi ricostruita dai Normanni, che le cambiarono il nome in Monteleone, nome che deriva dai tre monti e dal leone, simboli araldici dei Normanni di Sicilia. Fu feudo dei Caracciolo e dei Pignatelli con i quali conobbe un periodo di sviluppo. Dal 1928 il governo fascista cambiò il vecchio nome normanno di Monteleone in quello di Vibo Valentia.


RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI
Sono ancora visibili sul territorio i resti delle mura greche di Hipponion con imponenti torri circolari, rinvenute da Paolo Orsi nel 1916. Il tratto messo in evidenza è di circa 300 metri, ma si sa che le mura si estendevano per circa 7/8 km. Altri tratti di mura sono stati messi in luce a partire dal 1969 da Ermanno Arslan. Nella zona del Parco delle Rimembranze, sono stati rinvenuti da Paolo Orsi i resti di un tempio dorico (500 a.C. circa) dedicato probabilmente a Proserpina, il cui culto era molto diffuso tra gli Ipponiati. Oggi è solo un rudere poichè i marmi e le colonne furono impegnati per la costruzione della Cattedrale normanna di Mileto. Sono stati identificati altri due templi, uno ionico in zona Cofino e l'altro dorico presso la Cava Cardopati. Resti dell'abitato romano sono stati rinvenuti in via XXV Aprile, mentre in Località Stanislao Aloe sono emersi resti di un impianto termale arricchito da mosaici policromi figurati; nella stessa area sono state individuate anche due domus con pavimenti a mosaico. Inoltre, vicino l'aeroporto militare, si trovano i resti di una grande villa romana, con volte a crociera ancora ben conservate. In località Malacuruna della frazione Vena Superiore è stato scoperto un ambiente ipogeo di grandi dimensioni. Si tratta di una grotta di circa 1.000 metri quadrati dalle cui caratteristiche architettoniche e strutturali e da alcuni studi, si può dedurre che possa trattarsi di una chiesa-grotta. Costituita da unica navata, si presenta attualmente con il piano di camminamento falsato da uno strato di sabbia e da altro materiale alluvionale defluito nel corso dei secoli attraverso l’apertura.


Sibari Parco Archeologico Sybaris

CENNI STORICI
Grazie ad Umberto Zanotti Bianco nel 1932 il sito dell'antica Sybaris fu riportato alla luce. Posta in mezzo ai due fiumi Crati e Sibari, odierno Cosciale, fu la più ricca e antica colonia achea d'Italia, fondata nel 730-720 a.C. Dopo Taranto, fu in assoluto la più grande città della Magna Grecia. La ricchezza agraria e commerciale la portarono infatti, ad avere rapporti con Mileto, in Asia Minore. Distrutta violentemente dai Krotoniati nel 510 a. C., che deviarono il corso fluviale del Crati sull'abitato, la città rimase nascosta per secoli. I Sibariti superstiti, con l'aiuto di Atene, fondarono nel 444 a.C. una nuova colonia sullo stesso sito della distrutta Sibari. La nuova città fu chiamata 'Turi' e vide l'arrivo di nuovi coloni ateniesi che presto entrarono in conflitto con i Sibariti cacciandoli definitivamente dalla città. Nel 194 a. C. divenne la colonia romana "Copia", nome che fu successivamente abbandonato in favore di quello antico Turi.

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI
Ritrovamenti archeologici hanno finora messo in luce prevalentemente le fasi romane, più superficiali e più consistenti dal punto di vista monumentale. Ad oggi sono aperti vari cantieri che hanno restituito parti della città; il più importante è quello della zona di Parco del Cavallo. Sono stati rinvenuti un edificio con alto podio, forse la sede di un Collegio, che occupò parte della grande strada, nel I secolo d.C. Nel sito è emerso il tracciato viario che risalirebbe al periodo della fondazione di Turi. Resti di un teatro romano (100 a. C.- 50 d. C.), nelle cui vicinanze sono stati recuperati frammenti architettonici, sculture metopali e blocchi di un fregio scolpito nella seconda metà del VI sec. a.C. E' stata inoltre scavata una fondazione in blocchi di età arcaica, forse pertinente ad un edificio sacro, si pensa che si tratti di un primitivo luogo di culto che era situato fuori dall'abitato di Sibari. La storia dell'area dove sorse il teatro è complessa. Inizialmente fu occupata da eleganti abitazioni con pavimenti musivi (100 a. C. circa) in seguito (50 a.C.) fu costruito un emiciclo con due colonnati, di cui uno semicircolare, l'altro delimitava un'area porticata. Nel 50 d.C. fu innalzato il teatro. Impianti di abitazioni private ( I-VI secolo d. C.) che presentano piante e disposizione simili: cortile, con al centro un pozzo, circondato da vani con pareti intonacate e con pavimenti decorati a mosaici. Resti di un edificio termale del I sec. d. C. Resti della cinta muraria. Necropoli romana. Da Parco del Cavallo, verso il mare, si trova l'altra zona di scavi, denominata Casa Bianca, che conserva una zona edificata nel IV secolo a.C. in cui spicca una torre circolare utilizzata per le riparazioni delle imbarcazioni fino al I a. C., quando fu costruito un monumentale ingresso. Tra il I a.C. ed il III d. C., a causa del progressivo interro e allontanamento della linea di costa, l'area si trasformò in necropoli. Nel cantiere di Stombi si possono vedere edifici e monumenti della città d'età arcaica, come le fondazioni di un modesto edificio, pozzi, fornaci. Ad oggi sono aperti vari cantieri, che hanno restituito varie parti della città realizzata da Ippodamo di Mileto secondo il canone del celebre impianto ortogonale.


Borgia Parco Archeologico Scolacium

CENNI STORICI
Minervia Scolacium è la colonia romana che si impiantò nel 123-122 a. C. sulla greca Skylletion, a nord di Caulonia. La fondazione del sito greco è strettamente legata al mito di Troia: secondo la leggenda il centro greco è stato fondato da Ulisse naufragato in quella terra. Storicamente la fonazione di Skylletion è avventuta alla fine del VI secolo a.C. ad opera di Crotone, che si contendeva con Locri il controllo sull'istmo. Alla metà del IV secolo a.C. la città fu conquistata dai Brettii e conobbe un periodo di decadenza dal III secolo a.C. fino alla fondazione della colonia romana ad opera di Caio Gracco nel 123-122 a.C. La Scolacium romana conobbe un periodo di prosperità in età Giulio-Claudia. Con l'imperatore Nerva (96-98 d.C.) venne fondata la Colonia Minerva Nervia Augusta Scolacium. Nel VIII secolo d.C. il sito venne completamente abbandonato, poiché gli abitanti si rifugiarono all'interno per sfuggire alle incursioni barbariche. Tra l'XI e il XII secolo fu occupata dai Normanni che vi costruirono una grande Basilica nota come Santa Maria della Roccella, da cui deriva il toponimo attuale.

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI
Il sito archeologico di Scolacium si trova a 10 km dall'attuale centro di Squillace ed è stato identificato da Ermanno Arslan grazie al ritrovamento di un'epigrafe con il nome originale della colonia romana Minervia Scolacium. Dell'abitato greco di Skylletion rimane poco, molto più si può apprezzare dell'impianto della colonia romana. Gli scavi si sono concentrati soprattutto nell'area del foro, dove si svolgeva gran parte della vita cittadina e dove sono concentrati i monumenti più importanti della colonia. In questa zona sono visibili i resti del Capitolium (il monumento religioso più importante), una lastra lastricata, la Curia (sede del senato locale) e il Caesareum (luogo in cui veniva celebrato il culto imperiale). Sulla piazza, attraversata dalla larga strada principale della città (il decumanus maximus), c'erano una fontana monumentale, basi per monumenti, un sacello e forse anche una chiesa cristiana. Poco distante dal foro si trova il teatro, costruito nel I-II secolo d.C. Il monumento, che si appoggia sul pendio naturale della collina, fu oggetto di numerosi rifacimenti. Conserva parte della cavea (gradinata) e dell'orchestra (zona del coro). Sono visibili i posti riservati alle personalità e ai tribunalia. Da qui proviene gran parte dei reperti recuperati durante gli scavi, tra cui sculture e frammenti architettonici. Nei pressi del teatro sono ben visibili i resti dell'anfiteatro, risalente al II sec. d.C., l'unico finora conosciuto della Calabria. Edifici termali sono stati scoperti ai margini della città, che è tutta circondata dalle necropoli romane, con molti mausolei monumentali ancora ben conservati. Due acquedotti (uno su arcate) raggiungevano la città da varie direzioni. Uno dei gioielli del parco archeologico è la Basilica Normanna di Santa Maria della Roccella (XI-XII sec.) costruita e rimaneggiata in diversi periodi storici (romanico, bizantino e arabo). Nelle parti alte delle murature è evidente il riutilizzo di materiali recuperati dai ruderi della città romana. La Chiesa era ad un'unica navata di grandi dimensioni, illuminata da cinque grandi finestre per lato e il soffitto a capriate lignee. Il transetto sopraelevato era coperto da un sistema di volte a crociera e sporgeva lateralmente rispetto alla navata, inglobando le scale che portavano alla sommità. Dal transetto, attraverso ampi passaggi a gradini si accedeva al triplice corpo absidale ulteriormente sopraelevato. Sotto il presbiterio è la cripta, coperta anch'essa con volte a crociera. Il parco è inserito in uno scenario naturale che rispetta gli originali tratti della tenuta agricola. Sono presenti, infatti, l'originario frantoio elettrico (il primo della Calabria), una porcilaia , una colombaia, una cebbia (vasca per la conservazione dell'acqua), una piccola masseria per le raccoglitrici delle olive, altri edifici rustici e la cappella gentilizia.


Capo Colonna Parco Archeologico Capo Colonna

CENNI STORICI
L’ Heraion, santuario del Lakinion Akron, era uno dei santuari più importanti di tutta la Magna Grecia e non solo nell’ epoca arcaica. La sua fama infatti crebbe fino a raggiungere l'apice nel V a.C., quando fu sede della Lega italiota, promossa da Crotone, Caulonia e Skylletion. Fu edificato sul Lacinion, nome antico del promontorio donde l’epiteto che ebbe qui la dea, Hera Lacinia. Il promontorio è oggi detto Capo Colonna in virtù dei resti del santuario e fino all’ epoca moderna era chiamato Capo Nao, col termine greco che designa il “tempio”.

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI
Il parco Archeologico di Capo Colonna raccoglie circa 30.000 metri quadri di terreno adibito a scavi, ed altri 20 ettari di bosco a macchia mediterranea all'interno dei quali è situato un enorme museo a 3 padiglioni incassato magnificamente nel terreno per ridurne l'impatto ambientale. Sul promontorio che si alza mediamente per 15 metri sul livello del mare era presente il maestoso Tempio Dorico a pianta rettangolare e 48 colonne dedicato alla Dea Hera protettrice delle donne, dei pascoli e della fertilità. Il grande Tempio è databile intorno al VI sec. a.C. ed oggi ne rimane solo una colonna con capitello Dorico alta 8,5 metri con 20 scanalature piatte, ed una parte del grande basamento (stilobate). Da rilevare la presenza di una testa femminile in marmo greco il cui ritrovamento fa dedurre che, insieme ad altri frammenti ritrovati, facesse parte della decorazione scultorea dei frontoni del tempio. Intorno al Tempio, sono stati rinvenuti un grosso edificio a pianta rettangolare denominato Edificio B (datato VI sec. a.C.) che doveva essere adibito a luogo di culto e raccoglimento ed è ritenuto l’edificio di culto più antico in quanto alcuni reperti qui ritrovati, tra cui una navicella di bronzo, sembrerebbero risalire alla prima metà del VIII sec. a.C. Certa è l'esistenza di un grande bosco sulle zone alte del promontorio che raccoglieva le mandrie ed i pascoli sacri dai quali i Sacerdoti raccoglievano le fonti di sostentamento. Nel 1987 è stata rinvenuta una parte della Via Sacra che conduceva al Tempio, una parte della cinta muraria risalente al IV sec. a.C, rinforzata più tardi dai romani con l' opus reticolatum che oggi è ben visibile, ed altri due grossi edifici: il Katagogion (edificio K) che si presenta con un portico di ordine dorico che si sviluppa ad “ELLE”. All’interno è possibile ammirare un raffinato alternarsi di ambienti quadrati e rettangolari ed il cortile al quale si poteva accedere tramite un portico. L’edificio era destinato all’accoglienza di ospiti di riguardo ed è databile intorno al IV sec a.C. ; l'Estiatorion (edificio per i banchetti) che devono ancora essere scavati completamente. Nella zona immediatamente precedente l'Area Sacra vera e propria sono state rinvenute ville e case d'epoca Greca e Romana, oltre ad un Balneum termale del III sec d.C., dalla forma rettangolare, che conferma l'importanza ed il valore che la zona aveva in epoca Romana.


Locri Parco Archeologico Locri Epizefiri

CENNI STORICI
La fiorente città di Locri Epizefiri fu fondata da coloni greci della Locride nei primi del secolo VII a.C. La colonia conobbe un periodo di grande splendore nel V secolo a.C. quando furono fondate le due Sub-colonie di Hipponion (attuale Vibo Valentia) e Medma (nei pressi dell'attuale Rosarno). Conquistata dai Romani nel 275 a.C. e dai Cartaginesi nel 216 fu invasa nel VII secolo dai Saraceni. Quest'ultimo evento costrinse gli abitanti a trasferirsi a Gerace.

RITROVAMENTI ARCHEOLOGICI
L'area archeologica dell'antica Locri è attualmente frazionata in quattro parti non collegate fra di loro. Nelle località Canale, Janchina e Patariti sono state rinvenute alcune tombe a grotticella, relative ad insediamenti siculi del IX-VIII a. C., precedenti alla colonizzazione greca. In località Parapazza-Marasà si possono ammirare i resti delle mura, in blocchi squadrati di arenaria, con una grande torre circolare. L'andamento dell'intera cinta, (7,5 km) descrive un grande rettangolo che, allungato perpendicolarmente alla linea di costa, si estende verso monte fino a comprendere le alture di Castellace, Abbadessa e Mantella. Del tempio ionico rimane il basamento sul quale è posta l'unica colonna rinvenuta. Nel corso dei secoli il tempio ha subito diversi rifacimenti: costruito sul finire del VII secolo a. C., fu ampliato verso la metà del VI secolo a. C. e radicalmente ricostruito nel V secolo, cambiando il suo orientamento. A quest'epoca risalgono i resti monumentali attualmente visibili: la peristasi (basamento) con 17 colonne sui lati lunghi e 6 sui lati corti; la cella (parte centrale); il pronao (entrata); l'opistodomo (parte posteriore); l'altare antistante l'edificio. Sulla facciata del tempio era posta una decorazione raffigurante i due Dioscuri a cavallo di un Tritone che oggi è esposta al Museo Archeologico di Reggio Calabria. Altrettanto interessante è la località Centocamere dove è ancora possibile ammirare resti di case e numerose fornaci che fanno pensare che quest'area costituisse il quartiere ceramico della città. Sempre in questa località, ma al di fuori della cinta muraria, si trovano i resti del santuario di Afrodite risalente alla fine del VII secolo a. C. All'interno dell'area archeologica la zona occupata dai resti del teatro risulta fra le più interessanti vista l'importanza monumentale della struttura unica nel suo genere su tutto il territorio calabrese. Il teatro è ancora ben visibile in tutte le sue parti: la cavea di forma semicircolare con i gradini per gli spettatori, divisi in sette settori da scalette d'accesso; l'orchestra luogo preposto al coro; la scena di pianta rettangolare, divisa in proscenio e parasceni alle spalle della quale si trovano due pozzi ricchi di ritrovamenti a carattere votivo. La prima edificazione del teatro è databile intorno al IV secolo, dopo il quale si sono susseguiti diversi rifacimenti di epoca romana. Dell'antica Locri sono state rinvenute anche altre aree sacre quali il tempio dorico di Zeus. In Contrada Marasà, dal 1971, è stato istituito l'Antiquarium che funge anche da ingresso all'area di scavo. Al suo interno sono conservati i reperti prima contenuti nel Museo Civico e quelli rinvenuti durante le campagne di scavo più recenti. Altri reperti sono conservati nel Museo Archeologico di Locri, ubicato all'interno della stessa area archeologica.


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