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Un viaggio nella storia antica di Sambiase, tra Carmelitani, arte barocca e memoria popolare
Nel cuore dell’antico abitato di Sambiase, oggi parte integrante di Lamezia Terme, la Chiesa della Beata Vergine del Carmine rappresenta uno dei luoghi più significativi per comprendere la storia religiosa, sociale e culturale della comunità sambiasina.
È una chiesa che merita di essere visitata non soltanto per la sua bellezza artistica, ma perché racconta, attraverso le sue mura e le opere che conserva, una storia lunga oltre quattro secoli: quella dei Carmelitani, delle antiche confraternite, delle trasformazioni del paese, dei terremoti e delle grandi vicende politiche che hanno attraversato la Calabria.
La sua storia affonda le radici nel 1566, quando, secondo il Bullarium Carmelitanum, venne fondato a Sambiase il convento dei Carmelitani. La presenza dell’Ordine avrebbe segnato profondamente la vita del paese, trasformando il complesso del Carmine in uno dei principali centri religiosi e culturali dell’antico casale.
Il Carmine e le origini di Sambiase
Per comprendere davvero il significato di questa chiesa bisogna però fare un passo indietro.
Sambiase è un insediamento dalla storia molto antica e la tradizione storica locale ha individuato proprio nell’area oggi occupata dal complesso del Carmine uno dei luoghi originari della comunità. Una ricostruzione contenuta nella documentazione urbanistica del Comune collega infatti la nascita dell’antico centro al cenobio di San Biagio, santo dal quale sarebbe derivato lo stesso nome di Sambiase.
Questa tradizione conferisce al Carmine un valore particolare: la chiesa non sarebbe semplicemente sorta in un punto qualsiasi dell’abitato, ma in uno spazio che la memoria storica considera legato alle origini stesse della comunità.
È uno degli aspetti più interessanti per il visitatore: osservando oggi la chiesa, è possibile immaginare quanto diverso fosse il paesaggio di Sambiase nei secoli passati, quando il paese era ancora un piccolo casale e il complesso religioso costituiva uno dei suoi principali punti di riferimento.
I Carmelitani e la crescita del convento
L’arrivo dei Carmelitani rappresentò una svolta.
Il convento divenne progressivamente un centro di notevole importanza e nel corso del Settecento arrivò ad ospitare per ben nove volte il Capitolo Provinciale dell’Ordine, segno del prestigio raggiunto dalla comunità religiosa sambiasina.
Non si trattava dunque soltanto di un luogo destinato alla preghiera. I conventi erano, soprattutto nell’età moderna, importanti centri di cultura, formazione, assistenza e organizzazione della vita comunitaria.
Il Carmine partecipava così alla storia quotidiana di Sambiase: intorno alla chiesa e al convento si sviluppava una parte significativa della vita religiosa del paese, mentre i religiosi amministravano beni, terreni e rendite che contribuivano alla sostenibilità della comunità conventuale.
Una testimonianza particolarmente preziosa è la Platea del 1779, conservata nell’archivio parrocchiale, nella quale vengono descritti i beni del convento, i fondi rustici, i censi e persino l’orto recintato che circondava il complesso.
È una piccola finestra aperta sulla vita concreta del Settecento: non soltanto santi e preghiere, ma terre, coltivazioni, proprietà, persone e rapporti economici.
Il terremoto del 1638 e la rinascita della chiesa
Come gran parte del patrimonio storico della Calabria, anche la storia del Carmine è segnata dalla drammatica esperienza dei terremoti.
Il terremoto del 1638 provocò gravi danni alla chiesa e al convento. I Carmelitani furono costretti a ricostruire il complesso, dando vita a una nuova fase della sua storia.
Fu soprattutto nel Settecento che la chiesa assunse quell’aspetto ricco e scenografico che ancora oggi costituisce uno dei suoi elementi di maggiore interesse.
Durante il provincialato di padre Elia Iannazzo, religioso originario di Sambiase, furono realizzati importanti lavori secondo il gusto rococò, mentre venne concepito anche il grande programma decorativo della volta.
È qui che architettura, pittura e spiritualità si fondono in maniera particolarmente suggestiva.
Il grande racconto dipinto del Carmelo
Entrare nella Chiesa del Carmine significa alzare lo sguardo e lasciarsi coinvolgere da un vero e proprio racconto per immagini.
La decorazione della volta celebra Profeti e Santi Carmelitani, trasformando lo spazio della navata in una sorta di grande libro illustrato della spiritualità dell’Ordine. Tra le opere ricordate dalla documentazione diocesana figurano l’Apparizione della Madonna a San Simone Stock, il profeta Elia sul Tabor, la monumentale Vinea Carmeli, le raffigurazioni di santi carmelitani e un affresco dedicato all’Adorazione dei Magi.
Queste pitture vengono tradizionalmente ricondotte all’ambito di Giuseppe Pascaletti detto il Colelli, artista calabrese considerato tra i migliori allievi di Mattia Preti. La prudenza è tuttavia d’obbligo nell’attribuzione delle singole opere: si tratta di una questione che appartiene alla storia dell’arte e che richiede sempre un confronto diretto con la documentazione e con gli studi specialistici.
Per il visitatore, però, ciò che conta immediatamente è la forza dell’insieme: la chiesa comunica ancora oggi quella volontà tipicamente barocca di trasformare lo spazio sacro in una grande esperienza visiva.
La soppressione del convento e la fine dell’epoca carmelitana
La lunga stagione dei Carmelitani a Sambiase terminò bruscamente agli inizi dell’Ottocento.
Nel 1809, durante il periodo napoleonico, il convento venne soppresso in seguito alle disposizioni di Gioacchino Murat. I beni dei religiosi furono incamerati e in parte venduti, mentre i Carmelitani lasciarono Sambiase senza più farvi ritorno.
La storia della chiesa, tuttavia, non si interruppe.
A partire dal 1820, il complesso venne affidato ai Padri Minimi, che continuarono ad officiarlo fino al 1866. Dopo la loro partenza, la chiesa rimase comunque aperta al culto, affidata a un cappellano nominato dal vescovo.
Il passaggio dalla presenza conventuale alla gestione parrocchiale racconta un cambiamento profondo: il Carmine smise progressivamente di essere soprattutto la chiesa di un Ordine religioso e divenne sempre più la chiesa della comunità.
Dal convento alla parrocchia
Un momento fondamentale arrivò il 1° gennaio 1924, quando il vescovo Mons. Giambro, ottenuta dal Comune la piena giurisdizione sulla chiesa, la elevò a parrocchia con il titolo di Santa Maria del Monte Carmelo.
Il 2 gennaio 1925 venne nominato il primo parroco, don Alfonso Genovese.
È un passaggio importante anche dal punto di vista sociale.
La nuova parrocchia non fu soltanto un luogo nel quale celebrare i sacramenti: divenne progressivamente un centro della vita della comunità, capace di accompagnare Sambiase nelle trasformazioni del Novecento.
Lo stesso don Genovese riuscì negli anni Trenta a ottenere dal Comune una parte dei ruderi dell’antico convento e, grazie anche alle offerte dei fedeli, vi realizzò un grande asilo infantile, ancora oggi testimonianza concreta di quella funzione sociale che le istituzioni religiose hanno spesso svolto nella storia dei piccoli centri calabresi.
Una facciata moderna per una storia antica
Anche l’aspetto esterno della chiesa racconta la stratificazione del tempo.
La facciata originaria dell’edificio aveva caratteristiche legate alla tradizione degli edifici carmelitani e presentava il caratteristico coronamento a forma di M, richiamo alla Vergine Maria. Nel 1936, tuttavia, il prospetto venne completamente modificato e assunse l’attuale aspetto di ispirazione romanica, con archetti ciechi, arco centrale a tutto sesto, rosone e portale.
È un dettaglio che il turista attento può cogliere immediatamente: dietro una facciata apparentemente compatta e novecentesca si nasconde un edificio che conserva una memoria molto più antica.
Entrando, infatti, il linguaggio architettonico cambia e riaffiora la ricchezza della stagione barocca e rococò.
Il patrimonio artistico: una visita da fare con lo sguardo rivolto in alto
Oltre alle decorazioni della volta, la chiesa conserva numerose altre testimonianze artistiche.
Particolarmente interessante è l’antico organo, collocato nella cantoria sulla controfacciata e oggetto di interventi di restauro. Ai suoi lati si trovano opere di Giorgio Pinna, raffiguranti Davide e Santa Cecilia nell’atto di suonare; dello stesso artista sono anche la Natività collocata nel presbiterio e gli angeli dell’abside.
Restano inoltre alcune testimonianze direttamente riconducibili all’antica presenza carmelitana, tra cui una statua lignea della Madonna del Carmine, due poltrone, un confessionale e una porticina del tabernacolo.
Sono oggetti apparentemente semplici, ma proprio per questo preziosi: consentono di percepire la continuità tra la chiesa dei frati e quella della comunità contemporanea.
La Madonna del Carmine e l’identità di Sambiase
Il cuore spirituale della chiesa rimane naturalmente la devozione alla Madonna del Carmine, celebrata ogni anno il 16 luglio.
La festa rappresenta uno dei momenti più importanti della vita religiosa locale e testimonia come la devozione mariana abbia continuato ad attraversare le generazioni, sopravvivendo alla partenza dei Carmelitani e alle trasformazioni politiche e sociali del paese.
È proprio questa continuità a rendere il Carmine particolarmente interessante dal punto di vista turistico-culturale.
Non ci troviamo davanti a un monumento “morto”, separato dalla comunità che lo circonda. Al contrario, la chiesa continua a essere un luogo vissuto, nel quale la storia e la devozione popolare si incontrano.
Un luogo da scoprire nel cuore storico di Sambiase
Per chi desidera conoscere la Lamezia Terme meno conosciuta, quella che emerge al di là dei grandi percorsi monumentali, la Chiesa del Carmine rappresenta una tappa fondamentale.
Visitandola è possibile ricostruire, quasi come in un itinerario nel tempo, la storia di Sambiase: dalle antiche origini legate alla tradizione di San Biagio, alla presenza dei Carmelitani; dal terremoto del Seicento alla grande stagione artistica del Settecento; dalle soppressioni napoleoniche alla nascita della parrocchia nel Novecento.
È, in altre parole, un monumento che permette di leggere la storia dal basso, attraverso la vita concreta di una comunità.
E questa è forse la prospettiva più interessante con cui accostarsi al patrimonio lametino: non considerare le chiese soltanto come singoli edifici, ma come luoghi della memoria, capaci di raccontare il territorio nel suo insieme.
La Chiesa della Beata Vergine del Carmine è una di queste porte d’ingresso alla storia di Sambiase.
Dietro il suo portale, infatti, non si entra soltanto in una chiesa.
Si entra nella memoria di un paese.
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