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La chiesa della città nuova, simbolo dell’unità di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia
Nel cuore della Lamezia Terme contemporanea, di fronte al Palazzo Comunale, si innalza la Chiesa interparrocchiale di San Benedetto, un edificio che, a differenza delle antiche chiese del territorio, non appartiene al passato medievale o barocco della città, ma rappresenta la sua dimensione più recente e, per certi aspetti, più ambiziosa. Dedicata a San Benedetto da Norcia, la nuova chiesa è stata concepita come un grande spazio religioso capace di rispondere alle esigenze della comunità diocesana e, soprattutto, come un simbolo dell’unità delle tre realtà storiche di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia Lamezia, riunite nel 1968 nella nuova città di Lamezia Terme.
La sua storia comincia idealmente il 9 ottobre 2011, giorno della storica visita di papa Benedetto XVI a Lamezia Terme. Proprio in quell’occasione venne annunciata l’idea di realizzare una nuova chiesa dedicata al Santo di Norcia. La scelta non fu casuale: San Benedetto, patrono d’Europa e padre del monachesimo occidentale, richiamava la lunga tradizione benedettina della Calabria, terra nella quale per secoli sorsero monasteri e abbazie che contribuirono alla formazione religiosa, culturale ed economica del territorio.
Ma il progetto aveva anche una motivazione molto concreta. La storica Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo, pur conservando intatto il proprio prestigio storico e religioso, non disponeva più di spazi sufficienti per accogliere adeguatamente le grandi celebrazioni diocesane. La nuova chiesa avrebbe quindi dovuto diventare un luogo capace di ospitare un numero molto maggiore di fedeli e di offrire alla Diocesi uno spazio adeguato alle celebrazioni presiedute dal vescovo. Durante il percorso progettuale maturò così l’idea di destinare il nuovo edificio anche alla funzione di Concattedrale, cioè di seconda chiesa della Diocesi accanto all’antica Cattedrale di Nicastro.
È proprio questa doppia natura — luogo di culto e simbolo della città contemporanea — a rendere la Concattedrale di San Benedetto particolarmente interessante.
La sua costruzione fu affidata, attraverso un concorso internazionale, all’architetto Paolo Portoghesi, uno dei più importanti protagonisti dell’architettura italiana contemporanea e autore di numerosi edifici religiosi. Il progetto venne scelto nel gennaio del 2014, dopo un articolato percorso concorsuale, e i lavori presero concretamente avvio nel 2015. La nuova chiesa sarebbe sorta in una posizione particolarmente significativa: via Perugini, davanti al Palazzo Comunale, in una zona centrale rispetto alla moderna Lamezia.
La scelta del luogo non fu soltanto urbanistica.
Portoghesi e la committenza vollero che la nuova Concattedrale fosse posta in relazione con il cuore civile della città. La chiesa e il municipio si trovano così l’uno di fronte all’altra, quasi a rappresentare due dimensioni complementari della comunità: la vita civile e quella spirituale. Lo spazio antistante è concepito come una grande piazza capace di mettere in relazione il sagrato della Concattedrale con gli edifici istituzionali e di offrire alla città un luogo per manifestazioni collettive.
È un’idea urbanistica di grande interesse, soprattutto se si considera la storia di Lamezia Terme.
La città, infatti, non nasce da un antico centro unitario, ma dall’unione di tre realtà storiche diverse. Nicastro, con la sua storia episcopale e il suo castello; Sambiase, con le sue antiche chiese e la propria identità; Sant’Eufemia, sviluppatasi attorno a un territorio profondamente segnato dalla presenza benedettina e dalla successiva fondazione della città moderna. La Concattedrale viene quindi concepita come un edificio capace di rappresentare la nuova identità comune.
Non è un caso che la stessa Fondazione Ratzinger abbia sottolineato come uno degli obiettivi fondamentali dell’opera fosse proprio quello di esprimere «l’unità spirituale» delle tre realtà che hanno dato origine a Lamezia Terme.
Da questo punto di vista, la Concattedrale può essere considerata quasi come il monumento religioso della Lamezia del XXI secolo.
Se la Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo racconta soprattutto la storia millenaria di Nicastro, San Benedetto racconta la storia della città unificata.
È la chiesa nata dopo il 1968.
È la chiesa della Lamezia che ha cercato una propria identità comune.
È la chiesa che guarda non soltanto al passato, ma al futuro.
E proprio questa caratteristica emerge con forza dalla sua architettura.
La Concattedrale non riproduce gli schemi tradizionali delle grandi chiese calabresi. Non troviamo una facciata barocca, un campanile medievale o una cupola costruita secondo i modelli storici. Portoghesi sceglie invece un linguaggio contemporaneo, fatto di forme curve, volumi plastici, luce e movimento. L’edificio appare quasi come una grande scultura architettonica inserita nel tessuto urbano.
La facciata è preceduta da due porticati che si protendono verso la piazza e sembrano invitare il visitatore ad avvicinarsi. L’ingresso non viene concepito come una semplice soglia, ma come un passaggio progressivo dalla dimensione urbana a quella sacra.
Uno degli aspetti più interessanti dell’edificio è la sua struttura. Gran parte dell’organismo portante è realizzata in acciaio, una soluzione che risponde anche alle particolari esigenze antisismiche del territorio calabrese. La Concattedrale è stata infatti definita, per la sua struttura, una sorta di “cattedrale d’acciaio”, un’immagine particolarmente suggestiva se rapportata alla storia di una regione profondamente segnata dai terremoti.
È come se la nuova chiesa avesse voluto trasformare una delle grandi fragilità storiche della Calabria — la sua vulnerabilità sismica — in un’occasione di innovazione architettonica.
Anche i due campanili, alti circa quaranta metri, costituiscono uno degli elementi più riconoscibili dell’edificio. Slanciati verso il cielo, accompagnano la grande massa della chiesa e contribuiscono a creare un profilo urbano immediatamente riconoscibile. La loro forma è stata messa in relazione con la ricerca architettonica di Antoni Gaudí e con la tradizione delle grandi architetture sacre contemporanee.
Ma è soprattutto entrando nella Concattedrale che si comprende la vera originalità del progetto.
Lo spazio interno è stato concepito non come una semplice successione di navate, ma come una grande assemblea raccolta intorno all’altare. I banchi sono disposti secondo un andamento curvo e radiale, così da orientare lo sguardo dei fedeli verso il centro della celebrazione. L’altare diventa quindi il vero fulcro dell’intero edificio.
Questa soluzione risponde alle esigenze della liturgia contemporanea e alle indicazioni maturate dopo il Concilio Vaticano II, che ha restituito particolare importanza alla partecipazione attiva dell’assemblea. Non si tratta soltanto di una scelta estetica: la forma architettonica nasce dalla volontà di esprimere attraverso lo spazio il significato comunitario della celebrazione.
Il visitatore viene quindi quasi naturalmente condotto verso il centro.
Non deve semplicemente guardare l’altare da lontano.
È chiamato a sentirsi parte dell’assemblea.
È una concezione molto diversa da quella delle antiche cattedrali, dove la profondità della navata conduceva lo sguardo verso l’abside. Qui l’architettura cerca invece di creare una dimensione più partecipata, nella quale sacerdote, vescovo e fedeli sono raccolti attorno allo stesso centro.
Particolarmente significativa è la cattedra del vescovo, elemento indispensabile per una Concattedrale. La sua posizione è stata studiata in relazione all’intero spazio liturgico e sottolinea il ruolo dell’edificio come luogo nel quale il vescovo può presiedere le celebrazioni diocesane.
La grande aula liturgica può accogliere circa 700 persone, dimensione che rende la Concattedrale uno dei più grandi spazi per il culto presenti nel territorio diocesano. La sua ampiezza permette di ospitare celebrazioni solenni, incontri diocesani e grandi momenti comunitari che difficilmente potrebbero essere accolti nello spazio più contenuto della Cattedrale storica.
Ma la Concattedrale non è soltanto un grande contenitore per le celebrazioni.
Il progetto comprende infatti un vero e proprio complesso parrocchiale e comunitario, con spazi per la catechesi, uffici, ambienti per attività pastorali, un salone polifunzionale e servizi destinati alla solidarietà, tra cui una mensa della Caritas e ambulatori medici solidali.
È un elemento importante per comprendere la filosofia dell’opera.
La chiesa non viene pensata come un monumento isolato, ma come un luogo al servizio della comunità.
La Concattedrale è quindi insieme spazio liturgico, centro pastorale, luogo di incontro e presidio sociale.
È una concezione molto vicina alla tradizione delle antiche comunità cristiane, nelle quali la chiesa non era separata dalla vita quotidiana, ma rappresentava uno dei centri fondamentali della società.
Anche il programma artistico è stato pensato per dialogare con la modernità dell’architettura.
Tra gli artisti coinvolti troviamo Paolo Borghi, autore del grande Crocifisso sospeso, dell’ambone in terracotta e delle immagini della Vergine e di San Benedetto; Luigi Frappi, che ha realizzato nella cappella del fonte battesimale il paesaggio del Giordano; Erio Carnevali, autore delle vetrate del portale; e Rita Rivelli, che ha realizzato nell’abside le immagini del Cristo e dei santi particolarmente venerati dai fedeli lametini.
È significativo che l’arte non sia stata aggiunta successivamente all’architettura, come spesso accade negli edifici storici, ma sia stata pensata come parte integrante del progetto.
La luce, in particolare, assume un ruolo fondamentale.
Le vetrate filtrano la luce naturale e la trasformano in un elemento spirituale dell’edificio. Il visitatore non si trova semplicemente davanti a una serie di opere d’arte: viene immerso in uno spazio nel quale architettura, luce, immagini e liturgia cercano di costruire un’unica esperienza.
Il grande Crocifisso sospeso rappresenta uno degli elementi più suggestivi. La sua collocazione nello spazio, libero da una struttura tradizionale, permette all’immagine di diventare quasi il punto di incontro fra cielo e terra. È una scelta contemporanea, ma il significato è profondamente antico: il Crocifisso rimane il centro della fede cristiana.
Anche la figura di San Benedetto assume un significato particolare. Il Santo non è semplicemente il titolare della nuova chiesa. È il simbolo di una tradizione monastica che ha avuto un ruolo enorme nella storia della Calabria.
Prima ancora che esistesse Lamezia Terme, il territorio era infatti attraversato dalla presenza di comunità monastiche e abbazie. La scelta di San Benedetto permette quindi alla nuova Concattedrale di stabilire un collegamento ideale fra la storia antica della Calabria e la città contemporanea.
Il 24 e 25 marzo 2019 rappresentano il momento culminante della vicenda costruttiva. La chiesa venne aperta al culto e dedicata solennemente alla presenza del cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità, con la partecipazione dei vescovi calabresi e di una grande folla di fedeli provenienti da tutta la Diocesi.
La data della dedicazione assume quasi un valore simbolico.
Dopo secoli nei quali le chiese di Lamezia erano state costruite, distrutte dai terremoti, ricostruite e nuovamente trasformate, la città si dotava finalmente di un grande edificio religioso nato direttamente nel XXI secolo.
La Concattedrale di San Benedetto rappresentava così una sorta di dichiarazione di fiducia nel futuro.
Non è un caso che il progetto fosse stato annunciato durante la visita di Benedetto XVI del 2011 e che proprio a Benedetto — uno dei grandi costruttori dell’Europa cristiana — fosse stata affidata la protezione del nuovo edificio.
C’è, in questa scelta, qualcosa di profondamente significativo: un santo legato alla costruzione della civiltà europea diventa il patrono di una chiesa costruita per rappresentare la nuova Lamezia.
Ecco perché la Concattedrale merita di essere visitata anche da chi si interessa soltanto marginalmente all’architettura religiosa.
Essa permette infatti di leggere Lamezia Terme attraverso una prospettiva diversa.
La Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo racconta l’antica Nicastro: i Normanni, i vescovi, il terremoto del 1638, la ricostruzione barocca.
La Concattedrale di San Benedetto, invece, racconta la Lamezia nata dall’unione dei tre centri storici.
Una guarda profondamente al passato.
L’altra guarda al futuro.
E insieme formano un interessante dialogo tra memoria e contemporaneità.
Per il turista che arriva a Lamezia Terme, la Concattedrale rappresenta quindi una tappa indispensabile per comprendere la città nella sua interezza. Visitare soltanto i monumenti antichi significherebbe conoscere una parte importante della storia lametina, ma non tutta la sua identità. La città non è soltanto quella dei castelli, delle chiese barocche e dei quartieri storici: è anche quella nata dall’unificazione del 1968, dalla crescita urbana del Novecento e dalla ricerca di un nuovo centro civile e spirituale.
La Concattedrale di San Benedetto è precisamente il monumento di questa nuova stagione.
È una chiesa giovane, ma porta con sé una storia molto più antica di quanto la sua età possa far pensare.
Nelle sue forme contemporanee riecheggiano infatti secoli di tradizione cristiana; nel suo nome ritorna la memoria del monachesimo benedettino; nella sua funzione di Concattedrale rivive la millenaria tradizione episcopale di Nicastro; nella sua posizione davanti al municipio si manifesta la volontà di costruire un nuovo centro urbano; nella sua vocazione comunitaria si ritrova il desiderio di unire le diverse anime della città.
San Benedetto è dunque la chiesa della Lamezia unita.
Non cancella la memoria di Nicastro, Sambiase e Sant’Eufemia.
Al contrario, cerca di metterle in dialogo.
Ed è forse proprio questo il significato più profondo della Concattedrale: non sostituire la storia, ma aggiungere un nuovo capitolo alla storia della città.
Per questo, passeggiando davanti ai suoi porticati e osservando i due campanili che si stagliano nel cielo, vale la pena ricordare che questo edificio non è nato soltanto dalla volontà di costruire una nuova chiesa.
È nato dalla volontà di dare una forma visibile a un’idea: quella di una comunità che, dopo aver riunito tre antiche città, cerca ancora oggi di riconoscersi come una sola.
E così, nel cuore della Lamezia contemporanea, la Concattedrale di San Benedetto si presenta come una sorta di ponte fra le epoche: dietro di sé ha la lunga storia delle tre città che hanno formato Lamezia; davanti a sé ha una comunità che continua a costruire il proprio futuro.
È la cattedrale della Lamezia che nasce, cresce e guarda avanti.
Una chiesa contemporanea, dunque, ma con una missione profondamente antica: riunire una comunità attorno a un centro, custodirne la memoria e offrirle uno spazio nel quale continuare a costruire il proprio futuro.
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