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Il cuore storico e spirituale dell’antico paese, dove la memoria di Sambiase prende forma
Nel cuore di Sambiase, lungo corso Vittorio Emanuele, si innalza la Chiesa Matrice di San Pancrazio.
È difficile comprendere la storia dell’antico paese senza partire da qui.
Più che una semplice chiesa, San Pancrazio rappresenta infatti il centro storico, religioso e comunitario di Sambiase: il luogo nel quale per secoli si sono celebrati i momenti fondamentali della vita degli abitanti, si sono incontrate confraternite e comunità religiose, si sono conservate opere d’arte e memorie familiari.
Il titolo stesso di Chiesa Matrice ne rivela l’importanza.
La Matrice non era semplicemente una delle tante chiese dell’abitato: era la chiesa principale della comunità, il riferimento della parrocchia e il luogo nel quale si concentrava una parte significativa della vita religiosa e civile del paese.
Per questo motivo, visitare San Pancrazio significa compiere qualcosa di più di una visita monumentale.
Significa entrare nel cuore della storia di Sambiase.
Una storia antica, ancora avvolta dal mistero
Le origini più remote della chiesa non sono completamente documentate.
La scheda ufficiale dell’ICCD – Catalogo generale dei Beni Culturali segnala una possibile origine legata alla presenza basiliana e collega la diffusione del culto di San Pancrazio nel territorio all’insediamento di monaci bizantini, tradizionalmente collocato intorno all’878, quando gruppi di religiosi provenienti dalla Sicilia cercarono rifugio in Calabria a seguito dell’espansione araba. Si tratta di una ricostruzione storica da considerare con prudenza, ma che contribuisce a rendere ancora più affascinante la profondità temporale della devozione.
La prima testimonianza documentaria certa è invece molto più tarda.
Nel 1594, secondo il più antico Bollario conservato nell’Archivio vescovile di Nicastro, Sambiase possedeva già una propria chiesa parrocchiale intitolata a San Pancrazio. L’anno successivo, durante la visita ad limina di mons. Montorio, la chiesa viene nuovamente ricordata e risulta essere stata voluta dall’Università di Sambiase, cioè dall’antica comunità amministrativa del paese.
È un dato di enorme importanza.
Significa che alla fine del Cinquecento Sambiase aveva già raggiunto una struttura comunitaria tale da poter promuovere e sostenere un grande edificio religioso.
La Matrice nasce quindi anche come espressione della comunità civile, non soltanto dell’autorità ecclesiastica.
Dalla Madonna delle Grazie a San Pancrazio
Un particolare spesso poco conosciuto rende ancora più interessante la storia della chiesa.
La sua dedicazione originaria era infatti alla Madonna delle Grazie.
San Pancrazio divenne progressivamente il titolare principale della chiesa, fino a darle il nome con cui ancora oggi la conosciamo.
Questa trasformazione testimonia la stratificazione della devozione sambiasina: la Madonna delle Grazie non è mai scomparsa dalla storia della Matrice e ancora oggi una delle cappelle laterali conserva la memoria dell’antico titolo attraverso la venerata immagine della Vergine.
Entrando nella chiesa, dunque, il visitatore incontra contemporaneamente due grandi anime della religiosità locale: quella mariana, rappresentata dalla Madonna delle Grazie, e quella legata a San Pancrazio, patrono titolare della Matrice.
Il terremoto: distruzione e rinascita
Come gran parte del patrimonio storico calabrese, anche San Pancrazio è inseparabile dalla storia dei terremoti.
La prima chiesa, di dimensioni più modeste e originariamente a una sola navata, venne gravemente danneggiata dal terremoto del 1638.
Ma la comunità non abbandonò il proprio luogo sacro.
Nel 1735 iniziò una nuova e ambiziosa ricostruzione. La vicenda è particolarmente significativa perché la nuova chiesa venne concepita come un edificio molto più grande, a tre navate, e i lavori furono sostenuti anche dall’iniziativa di benefattori sambiasini che videro nella costruzione un’occasione per offrire lavoro alla popolazione colpita dalla povertà e dalla carestia.
È un episodio che racconta molto bene il rapporto tra la Matrice e la comunità.
Costruire una chiesa significava anche costruire la comunità.
Le pietre dell’edificio diventavano lavoro, sostentamento e speranza.
Una costruzione lunga quasi mezzo secolo
La grande ricostruzione settecentesca procedette però lentamente.
Nel 1769, durante la visita pastorale di mons. Paolino Pace, la chiesa risultava ancora incompiuta. Il vescovo ordinò all’arciprete Pasquale Nicotera di riprendere e completare i lavori, che proseguirono negli anni successivi.
Poi arrivò un’altra tragedia.
Il terremoto del 1783 colpì nuovamente il territorio e provocò ulteriori danni a un edificio che non era ancora completamente terminato.
Fu necessario ricorrere anche alla Cassa Sacra, l’istituzione creata dal governo borbonico dopo il terremoto per gestire e utilizzare i beni ecclesiastici e finanziare interventi nel territorio colpito.
La chiesa che oggi ammiriamo è quindi il risultato di una storia complessa, fatta di costruzioni, interruzioni, terremoti e ricostruzioni.
È letteralmente un monumento alla capacità di Sambiase di rinascere.
L’architettura: la grande Matrice di Sambiase
L’edificio attuale presenta un’imponente pianta a croce latina, articolata in tre navate, con un ampio transetto e una profonda abside quadrangolare.
La navata centrale è dominata da una grande volta a botte, mentre le navate laterali presentano volte a crociera.
Al centro della chiesa si innalza la cupola ottagonale, sostenuta da un alto tamburo e caratterizzata da una calotta suddivisa da costoloni che convergono verso l’occhio centrale.
È proprio questo spazio centrale a conferire alla chiesa una forte monumentalità.
Entrando dalla porta principale, lo sguardo viene condotto naturalmente lungo l’asse della navata verso il presbiterio e, sopra di esso, verso la cupola.
L’effetto è quello di uno spazio concepito non soltanto per accogliere i fedeli, ma per guidare lo sguardo verso l’alto, secondo una concezione tipica della grande architettura religiosa dell’età moderna.
Una facciata sobria, un interno sorprendente
La facciata esterna può apparire relativamente austera.
È organizzata in due ordini, scanditi da lesene e da un elaborato cornicione, con il corpo centrale concluso da un grande timpano triangolare. Il portale principale è affiancato da due ingressi minori corrispondenti alle navate laterali.
Ma è entrando che la chiesa rivela la sua vera ricchezza.
Alla sobrietà del prospetto esterno risponde infatti un interno caratterizzato da una grande quantità di stucchi, lesene, capitelli, cornici, ornamenti e riquadri decorativi.
La Diocesi sottolinea il carattere finemente decorato dell’interno e individua nella decorazione una significativa testimonianza della cultura artistica calabrese tra Settecento e Ottocento.
È uno degli aspetti che rendono San Pancrazio particolarmente importante nel panorama delle architetture storiche di Lamezia Terme.
La grande decorazione a stucco
Una parte fondamentale della storia artistica della Matrice è legata al lavoro di Don Pietro Procopio, detto il Capomastro, che tra il 1815 e il 1818 realizzò parte della decorazione a stucco.
Dopo la sua morte, l’opera venne continuata da Gregorio Cianflone, che completò il progetto decorativo.
Il risultato è un ambiente nel quale l’architettura e la decorazione diventano inseparabili.
Gli stucchi non sono semplicemente ornamenti applicati alle pareti: servono a sottolineare gli elementi architettonici, a scandire lo spazio e a creare un senso di continuità fra navata, transetto e presbiterio.
Per chi visita la chiesa, è quindi consigliabile non fermarsi alle opere più evidenti, ma osservare anche i dettagli delle cornici, dei capitelli e degli apparati decorativi.
È proprio nei particolari che si percepisce il lavoro degli artigiani che trasformarono la grande struttura muraria in uno spazio sacro ricco e scenografico.
Una galleria della pittura calabrese
La Matrice custodisce inoltre un patrimonio pittorico di particolare interesse.
La documentazione diocesana indica opere e decorazioni riconducibili a Eduardo e Felice Fiore, al Pallone e al Colelli. La tradizione locale ha inoltre attribuito uno dei quattro Evangelisti della cupola a Mattia Preti, anche se questa attribuzione deve essere considerata come tradizionale e non come un dato definitivamente acquisito dalla critica storico-artistica.
È proprio questo patrimonio a rendere San Pancrazio una sorta di piccola pinacoteca sacra della Calabria meridionale.
Tra le immagini che meritano attenzione vi sono le raffigurazioni degli Evangelisti e delle Virtù cardinali nel tamburo della cupola, mentre al centro della calotta campeggia la Santissima Trinità.
La pittura accompagna così l’architettura in un percorso ascensionale che conduce simbolicamente dalla vita terrena alla dimensione divina.
La Madonna delle Grazie: la memoria del primo titolo
Nella navata destra si trova la cappella dedicata alla Vergine delle Grazie, memoria dell’antica intitolazione della chiesa.
Qui è conservata una statua lignea della Madonna, oggetto di una particolare devozione e ancora oggi celebrata nel mese di settembre.
È una presenza fondamentale per comprendere la continuità della storia religiosa della Matrice.
Il titolo della chiesa è cambiato nel corso dei secoli, ma la memoria della Madonna delle Grazie non è mai venuta meno.
Per questo la visita alla cappella permette di leggere la storia dell’edificio come una stratificazione di devozioni, ciascuna delle quali ha lasciato una traccia nella memoria della comunità.
San Pancrazio, il giovane martire
Al centro della devozione titolare si trova naturalmente San Pancrazio, giovane martire cristiano venerato dalla Chiesa fin dall’antichità.
Il suo culto in Calabria è particolarmente significativo e la presenza del suo nome nella storia di Sambiase rappresenta uno degli elementi più antichi della tradizione religiosa locale.
La festa patronale si celebra il 12 maggio, data che ancora oggi costituisce uno degli appuntamenti principali della vita religiosa della comunità.
Il santo non è dunque soltanto il titolare di una chiesa.
È il simbolo attorno al quale la comunità di Sambiase ha costruito una parte della propria identità religiosa.
La Comunìa Ricettizia: la Matrice come centro della vita del clero
Un capitolo particolarmente interessante e meno conosciuto della storia di San Pancrazio riguarda la Comunìa Ricettizia Innumerata del SS. Corpo e Sangue di Cristo.
Essa venne fondata il 6 agosto 1668 dal vescovo Tommaso Perrone e poteva accogliere un numero indefinito di sacerdoti, purché fossero nati e battezzati a Sambiase.
La Comunìa disponeva di un proprio regolamento, articolato in venti articoli, che stabiliva diritti e doveri dei componenti, e funzionò per lungo tempo proprio all’interno della Chiesa di San Pancrazio.
È un particolare di grande interesse storico.
Dimostra che la Matrice non era soltanto il luogo nel quale la popolazione partecipava al culto: era anche un centro dell’organizzazione ecclesiastica locale, capace di accogliere e organizzare un’importante comunità sacerdotale.
L’organo e la voce della comunità
Sulla controfacciata, sopra l’ingresso principale, si trova una cantoria lignea con organo ottocentesco.
È un elemento che restituisce un’altra dimensione della storia della chiesa: quella della musica.
Per secoli, infatti, il culto non è stato fatto soltanto di immagini, architetture e parole, ma anche di suoni.
L’organo accompagnava le celebrazioni solenni e contribuiva a trasformare la grande navata in uno spazio capace di coinvolgere simultaneamente vista e udito.
Anche questo strumento va quindi letto come parte del patrimonio storico della Matrice, non come semplice arredo.
San Pancrazio e la memoria collettiva di Sambiase
La vera importanza della Chiesa Matrice, però, non può essere misurata soltanto attraverso le sue opere d’arte.
Per secoli, qui sono stati celebrati battesimi, matrimoni, funerali e feste patronali.
Qui sono entrate generazioni di sambiasini.
Qui le famiglie hanno affidato alla memoria della Chiesa i momenti più importanti della propria esistenza.
Qui le confraternite hanno avuto la propria sede e qui si sono svolte celebrazioni che hanno scandito il calendario religioso dell’antico paese.
Per questo la Matrice può essere considerata una sorta di archivio vivente della comunità.
Le pietre raccontano la storia dell’edificio; le opere d’arte raccontano la storia della fede; ma sono soprattutto le generazioni che hanno attraversato queste navate a dare alla chiesa il suo significato più profondo.
La Matrice e i Mistiari
Ancora oggi la Chiesa Matrice mantiene un ruolo centrale nella tradizione dei Mistiari, la celebre processione del Venerdì Santo che attraversa le strade di Sambiase.
Le statue della Passione vengono accompagnate nel percorso processionale al termine delle celebrazioni del Triduo, in una tradizione che continua a rappresentare uno dei momenti più intensi della religiosità popolare sambiasina. Nel 2026 la processione ha nuovamente preso avvio dalla Chiesa Matrice dopo l’Azione Liturgica del Venerdì Santo.
Il termine Mistiari, secondo la tradizione orale, è collegato anche ai mestieri: un tempo le diverse statue sarebbero state portate da persone appartenenti alle differenti categorie lavorative del paese.
È un esempio straordinario di come la Matrice continui a svolgere la propria funzione storica.
La chiesa non conserva soltanto la memoria del passato.
La mette ancora in scena, ogni anno, davanti alla comunità.
Il cuore di un sistema religioso
Guardando la Chiesa Matrice nel contesto dell’antico Sambiase, emerge ancora più chiaramente la sua centralità.
Attorno ad essa si sviluppa un sistema di luoghi di culto che comprende il Carmine, l’Annunziata, l’Immacolata, l’Addolorata, Porto Salvo e il Santuario di San Francesco di Paola.
Ogni chiesa possiede la propria storia e la propria identità.
Ma San Pancrazio rappresenta il punto di riferimento principale, la chiesa dalla quale è possibile iniziare a leggere l’intero patrimonio religioso dell’antico paese.
È come se le altre chiese fossero capitoli diversi di una grande storia, mentre la Matrice ne costituisse il prologo e il centro narrativo.
Perché San Pancrazio è una visita imprescindibile
Chi visita Lamezia Terme e desidera conoscere veramente la storia della città dovrebbe dedicare alla Chiesa Matrice di Sambiase un’attenzione particolare.
Non soltanto perché è antica.
Non soltanto perché conserva opere d’arte e una notevole architettura.
E nemmeno soltanto perché è la chiesa principale dell’antico paese.
La sua importanza deriva soprattutto dal fatto che racchiude in sé molte delle storie che hanno costruito Sambiase: le antiche devozioni, le confraternite, i terremoti, la solidarietà della comunità, la presenza del clero locale, l’arte, la musica, le feste e le processioni.
È un monumento nel quale la storia religiosa e quella civile diventano quasi indistinguibili.
Un monumento da riscoprire
La Chiesa Matrice di San Pancrazio non ha bisogno di essere trasformata in qualcosa che non è.
La sua forza è già nelle sue pietre.
È nella grande cupola che domina lo spazio centrale.
È negli stucchi settecenteschi e ottocenteschi.
È nelle tele e nelle immagini sacre.
È nell’antico organo.
È nella Madonna delle Grazie.
È nella memoria di San Pancrazio.
Ed è soprattutto nelle migliaia di persone che, per oltre quattro secoli, hanno attraversato quelle navate.
Per questo San Pancrazio può essere considerata il monumento simbolo della Sambiase storica.
Un edificio nel quale non si conserva soltanto un patrimonio artistico, ma una vera e propria identità collettiva.
Visitare la Matrice significa dunque compiere un viaggio attraverso la storia di un paese che ha saputo più volte rinascere dalle proprie distruzioni.
E forse è proprio questa la sua lezione più importante.
San Pancrazio non è semplicemente la chiesa madre di Sambiase.
È la memoria monumentale di Sambiase.
È il luogo nel quale il passato continua a parlare al presente, e nel quale un visitatore può ancora percepire, attraverso l’arte, la fede e la tradizione, l’anima più profonda dell’antico paese che oggi chiamiamo Lamezia Terme.
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