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La storia della Calabria attraverso i millenni
Nel cuore del centro storico di Lamezia Terme, all’interno dell’antico Complesso monumentale di San Domenico, il Museo Archeologico Lametino custodisce una delle testimonianze più importanti della lunga e straordinaria storia della Piana di Sant’Eufemia. È un luogo nel quale la Calabria non viene semplicemente raccontata, ma emerge attraverso gli oggetti, le immagini e le tracce lasciate da uomini e civiltà che hanno abitato questo territorio per oltre un milione di anni.
Il museo, ospitato dal 2010 negli ambienti dell’antico convento domenicano, raccoglie reperti provenienti da campagne di scavo, ricognizioni archeologiche e ritrovamenti effettuati nella Piana lametina. La sua particolare importanza deriva proprio dal territorio che documenta: una delle aree geograficamente più strategiche della Calabria, posta sull’istmo che collega il Mar Tirreno e il Mar Ionio e che, fin dalla Preistoria, ha costituito una naturale via di passaggio, di scambio e di incontro tra popoli e culture.
Il percorso museale accompagna il visitatore attraverso tre grandi epoche, la Preistoria, l’Età Classica e il Medioevo, restituendo una visione sorprendentemente ampia della storia del territorio. Si parte dalle testimonianze più antiche della presenza umana in Calabria, con strumenti in pietra e choppers provenienti da Casella di Maida, legati a una delle più antiche stazioni preistoriche individuate nella regione. Il percorso prosegue attraverso il Neolitico, con ceramiche dalle raffinate decorazioni impresse, strumenti in ossidiana proveniente dalle Isole Eolie e una ricostruzione sperimentale di una fornace utilizzata per la produzione dei vasi.
È però nella sezione dedicata al mondo greco che il museo raggiunge uno dei suoi momenti di maggiore fascino. Qui prende forma la storia di Terina, la città della Magna Grecia fondata dai Crotoniati e tradizionalmente localizzata nell’area di Sant’Eufemia Vetere. Monete, ceramiche, oggetti della vita quotidiana, testimonianze epigrafiche e reperti provenienti dagli insediamenti del territorio restituiscono l’immagine di una comunità dinamica, inserita nelle grandi vicende politiche ed economiche della Magna Grecia.
Particolarmente suggestivi sono i tesoretti monetali, capaci di raccontare attraverso l’argento e il bronzo i rapporti di potere e di commercio che coinvolsero la Piana lametina. Tra questi spicca il tesoretto di Acquafredda, databile intorno al 530 a.C., con 55 stateri incusi della zecca di Sibari, importante testimonianza dell’influenza sibarita sul territorio prima dell’affermazione di Crotone. Accanto alle monete, un frammento di tavola testamentaria in bronzo restituisce una preziosa testimonianza della società greca presente nella zona.
Tra i reperti più affascinanti della sezione classica vi è inoltre una hydria a figure rosse proveniente da Cerzeto di Gizzeria, databile tra il 380 e il 370 a.C., decorata con una raffinata scena di toeletta nuziale. È un oggetto che, oltre al suo valore artistico, permette di avvicinarsi alla dimensione privata e quotidiana del mondo antico, restituendo l’immagine di una società nella quale arte, ritualità e vita domestica erano profondamente intrecciate.
Il racconto continua attraverso l’età ellenistica e romana, quando il territorio conosce nuove trasformazioni politiche, economiche e culturali. Ceramiche, terrecotte votive e architettoniche, pesi da telaio, elementi decorativi e una raffinata statua femminile in marmo testimoniano la presenza di insediamenti e ville e raccontano l’integrazione della Piana nel mondo romano.
La sezione medievale conduce invece il visitatore in una Calabria profondamente diversa, ma altrettanto ricca di storia. I reperti provenienti dalla chiesetta dei Santi Quaranta Martiri di Caronte, dall’Abbazia benedettina di Santa Maria di Sant’Eufemia e dal Castello Normanno-Svevo di Nicastro raccontano la trasformazione del territorio dall’età bizantina fino all’età moderna. Ceramiche invetriate policrome, maioliche d’importazione, elementi architettonici, frammenti di intonaco dipinto, testimonianze funerarie e oggetti della vita quotidiana restituiscono la complessità culturale della Lamezia medievale.
Di particolare impatto è la presenza di un cannone di bombarda integro con i suoi proiettili, proveniente dal Castello di Nicastro: un reperto che sembra quasi riportare il visitatore all’interno delle mura della fortezza e che testimonia il ruolo strategico assunto dal territorio lametino nel corso dei secoli.
Il valore del Museo Archeologico Lametino risiede dunque nella straordinaria continuità del suo racconto. Qui non si incontrano soltanto reperti isolati, ma una vera e propria storia del territorio: dai primi cacciatori del Paleolitico alle comunità neolitiche, dai Greci di Terina ai Romani, dai Bizantini ai Normanni, fino alle vicende medievali e moderne.
Il museo diventa così una tappa fondamentale per chi desidera comprendere Lamezia Terme e la Calabria oltre l’immagine più immediata del paesaggio, del mare e delle tradizioni. Visitandolo si scopre che sotto la superficie della Piana di Sant’Eufemia esiste una storia antichissima, fatta di città scomparse, commerci mediterranei, battaglie, culti, artigianato, vita quotidiana e incontri fra civiltà.
E proprio per questo il Museo Archeologico Lametino rappresenta uno dei luoghi più preziosi per conoscere l’identità della città. Se il Bastione di Malta ne è il simbolo monumentale, il Museo ne è la memoria custodita: un luogo nel quale la storia di Lamezia Terme e della Calabria prende forma concreta e diventa esperienza.
Entrare nel Museo Archeologico Lametino significa, in definitiva, compiere un viaggio attraverso oltre un milione di anni di storia, seguendo le tracce degli uomini che hanno abitato, attraversato e trasformato questa terra. È un viaggio nel tempo, ma anche nel cuore della Calabria, perché ogni reperto racconta una parte di quella straordinaria stratificazione culturale che rende il territorio lametino uno dei luoghi più interessanti da scoprire nel Mediterraneo.
Il Museo Archeologico Lametino non conserva semplicemente il passato: lo restituisce alla vita. E attraverso le sue collezioni, Lamezia Terme rivela al visitatore la profondità della propria storia e l’incredibile ricchezza culturale della Calabria.
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