Tiziana Vescio, la moda che racconta Lamezia tra eleganza, colore e tradizione

19 Sep 2026 6 min read No comments News ed eventi

Ci sono luoghi che non si limitano a essere visitati: chiedono di essere scoperti. Luoghi nei quali la storia si incontra con la vita quotidiana, la tradizione con la creatività e il patrimonio con nuove forme di espressione.

Lamezia Terme è anche questo. Una città da attraversare con curiosità, seguendo le tracce della sua identità nei centri storici, nei luoghi di culto, nelle tradizioni artigianali e nelle persone che, ancora oggi, trasformano il sapere locale in cultura contemporanea.

A Sambiase, in una sera di fine estate, questa identità ha trovato una forma inattesa e affascinante: la moda.

Il sagrato della Chiesa del Duomo di San Pancrazio V.M. si è trasformato in una passerella a cielo aperto, dove la pietra, la luce della sera e l’architettura del centro storico hanno fatto da cornice alle creazioni di Tiziana Vescio, stilista lametina con oltre trent’anni di esperienza.

Ne è nata una serata elegante e suggestiva, costruita attraverso colori, silhouette e suggestioni differenti, fino al momento più atteso: la collezione sposa. Un percorso nel quale la creatività della stilista ha incontrato la suggestione di un luogo dalla forte riconoscibilità.

Sambiase, una passerella sotto le stelle

L’iniziativa è stata organizzata dalla stessa Tiziana Vescio con il sostegno della Pro Loco Lamezia Terme e della Pro Loco Terina.

Preziosa è stata la disponibilità dei Padri Minimi del Convento di San Francesco di Paola – Padre Vincenzo Arzente, Padre Giovanni Sposato e Padre Aldo Imbrogno – che hanno concesso il sagrato per ospitare l’appuntamento.

A condurre la serata sono stati i giornalisti e presentatori televisivi Luisa Vaccaro e Paolo Giura, che hanno accompagnato il pubblico attraverso le diverse uscite, dando spazio anche alle professionalità e alle realtà creative presenti sul territorio.

La location ha contribuito in modo naturale all’atmosfera dello spettacolo. Il sagrato, illuminato dalla sera, ha offerto una cornice raccolta e suggestiva, nella quale ogni uscita ha potuto sviluppare il proprio carattere.

Nel cuore dell’atelier nasce ogni creazione

Per comprendere il mondo di Tiziana Vescio bisogna però tornare al luogo in cui ogni abito prende forma: il suo atelier di Sambiase, in Corso Eroi dei Sapri 102.

È qui che la moda comincia.

Prima della passerella ci sono i bozzetti, la scelta dei tessuti, lo studio delle proporzioni, le prove e le rifiniture. Un processo nel quale il sapere sartoriale incontra la sensibilità contemporanea.

La cifra distintiva di Vescio è una moda costruita intorno alla persona.

Capi unici e realizzati su misura, pensati per interpretare la figura e la personalità di chi li indosserà, senza inseguire semplicemente la tendenza del momento.

Dopo oltre trent’anni di attività, questa filosofia continua a rinnovarsi attraverso la ricerca. La tradizione non viene considerata una formula immutabile, ma una base dalla quale partire per sperimentare forme, materiali e proporzioni.

La memoria diventa così materia creativa, mentre lo sguardo resta rivolto alla contemporaneità.

Il colore come protagonista

Durante la serata, il colore ha scandito il percorso della collezione quasi come una narrazione per capitoli.

Le prime uscite hanno introdotto gradualmente il pubblico nell’universo creativo della stilista, lasciando che fossero tessuti, silhouette e cromie a costruire il ritmo dello spettacolo.

Poi è arrivato l’azzurro.

Dalle tonalità più leggere fino al blu più profondo, il colore ha disegnato una sequenza armoniosa e sofisticata, giocando con la luce e con le diverse consistenze dei tessuti.

A seguire, la tavolozza si è fatta più intensa.

Lilla, rosa, fucsia e viola hanno portato in scena una femminilità più decisa e vibrante. Ogni gruppo di abiti ha espresso una personalità differente, mantenendo però riconoscibile la cifra della stilista: cura sartoriale, attenzione alla vestibilità e ricerca di un equilibrio nel quale l’abito valorizza la figura senza mai sovrastarla.

Quando il nero incontra l’argento

Poi il ritmo è cambiato.

Il colore ha lasciato spazio al contrasto deciso tra nero e argento.

La passerella ha acquistato immediatamente una nuova energia. I dettagli luminosi, i tessuti e le silhouette hanno restituito un’immagine più audace, sofisticata e contemporanea.

Per intensità scenografica, alcune uscite hanno evocato l’atmosfera delle grandi serate dedicate alla moda, con un linguaggio visivo quasi cinematografico.

Il sagrato di San Pancrazio ha assunto così una dimensione diversa, facendo da sfondo a una sequenza di grande impatto visivo.

Il bianco e la storia dell’abito da sposa

Ma il momento più atteso è arrivato con la collezione sposa.

Dopo il viaggio attraverso i colori, il bianco ha aperto un nuovo capitolo.

Un bianco che non è soltanto una scelta cromatica, ma una vera e propria porta d’accesso alla memoria.

Tiziana Vescio ha scelto infatti di raccontare l’evoluzione dell’abito da sposa attraverso un percorso che parte dagli anni Quaranta e arriva alla contemporaneità.

Decennio dopo decennio cambiano i volumi, le proporzioni, le linee e il rapporto tra corpo e tessuto. Cambia il modo di interpretare la femminilità e cambia la silhouette della sposa.

Ma qualcosa rimane: il desiderio di rendere unico quel giorno.

Le suggestioni degli anni Cinquanta richiamano una femminilità composta, elegante, costruita attraverso proporzioni precise. Con il passare del tempo le forme si liberano, i volumi diventano più dinamici e l’abito conquista una libertà espressiva sempre maggiore.

La tradizione non scompare: si trasforma.

Ed è proprio questa la prospettiva con cui Vescio interpreta la storia dell’abito nuziale.

Una sposa può essere romantica senza risultare nostalgica, sofisticata senza apparire distante, contemporanea senza perdere il carattere solenne che appartiene da sempre al matrimonio.

L’abito come identità

Nella collezione sposa emerge con particolare evidenza il valore della sartoria su misura.

Perché l’abito nuziale non è semplicemente un capo.

È parte della memoria.

È presente nelle fotografie, nei racconti familiari, nei ricordi di una giornata destinata a essere ricordata per tutta la vita.

Per questo ogni dettaglio acquista un significato: la linea, il tessuto, la proporzione, il modo in cui l’abito segue il corpo.

Il lavoro sartoriale diventa così una forma di personalizzazione profonda.

Non una sposa da adattare all’abito, ma un abito costruito intorno alla sposa.

E il bianco diventa il filo che attraversa epoche e generazioni, mantenendo intatto il suo valore simbolico mentre cambia il modo di interpretarlo.

Una serata da ricordare

L’ultima uscita ha raccolto idealmente tutto il percorso della serata, chiudendo il programma con il momento più atteso dal pubblico.

Al termine, Tiziana Vescio ha espresso la propria soddisfazione e rivolto i ringraziamenti a quanti hanno contribuito alla realizzazione dell’iniziativa: le Pro Loco lametine e i loro presidenti Vincenzo Ruberto e Gianfranco Caputo, i Padri Minimi, i presentatori, i tecnici audio, le modelle e il pubblico.

Ma quando le luci si sono abbassate, è rimasto soprattutto il ricordo di una serata nella quale il lavoro di atelier è uscito dai suoi spazi abituali per incontrare il pubblico.

Da oltre trent’anni, il lavoro di Tiziana Vescio nasce a Sambiase attraverso un sapere fatto di tecnica, esperienza e creatività. La sfilata ha permesso di vedere il risultato di questo percorso in una sequenza di abiti capace di attraversare stili, epoche e atmosfere differenti.

Una nuova pagina per Lamezia

Eventi come questo contribuiscono a mostrare una Lamezia diversa, fatta non soltanto di luoghi da visitare, ma anche di storie, professionalità e creatività da conoscere.

È una prospettiva preziosa per chi arriva in città e desidera andare oltre l’esperienza più immediata del viaggio: scoprire i suoi quartieri storici, incontrare le persone che li vivono, conoscere le attività artigianali e lasciarsi sorprendere da espressioni contemporanee che affondano le proprie radici nella tradizione.

La serata di Sambiase ha lasciato proprio questa immagine.

Una passerella sotto le stelle, un atelier, decenni di storia della moda e una collezione che ha attraversato il colore fino ad arrivare al bianco.

Quando l’ultima sposa ha lasciato la scena, è rimasta l’impressione di aver assistito non soltanto a una sfilata, ma a un frammento della Lamezia più autentica: quella che conserva la memoria, coltiva il talento e continua a creare bellezza.

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